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Il Rogato
Di fronte ad Alcara, sul versante
sinistro della vallata dell'antico fiume Ghida, l'odierno fiume
Rosmarino, sorge l'antico monastero Basiliano di Santa Maria del
Rogato, cioè “della preghiera”. Di esso esiste solo la piccola
chiesa, che al suo interno conserva un affresco bizantineggiante,
che raffigura la "dormitio mariae".
Sull'altare è posta l'antica
cassa di cipresso che custodì le spoglie mortali di San Nicolò
Politi e, su questa, è posta una piccola statua che lo raffigura,
mentre di sotto, all'interno di una lunetta, si conserva una statua
raffigurante il Santo disteso con le braccia incrociate. Inoltre, è
ancora esistente una piccola parte semidiroccata del vecchio
edificio il quale fu per la maggior parte distrutto dal terremoto
del 10 giugno 1490, il quale lasciò illesa la chiesa che allora
custodiva il corpo del Santo Eremita qui trasportato il 26 agosto
1167 e rimasto per ben 336 anni.
Non
si sa con certezza in quale anno questo monastero fu fondato, ma
è certo che nel 1137 esisteva già ed era molto fiorente,
come si desume dal fatto, storicamente provato, che l'Eremita
Nicolò Politi giunto in tale anno in contrada Calanna,
cominciò subito a frequentarlo, ogni sabato, per accostarsi alla
mensa Eucaristica. Si potrebbe pensare che questo sito religioso sia
stato fondato poco prima del 1137, anche se questa ipotesi sarebbe
sbagliata, perchè San Lorenzo da Frazzanò, durante il
viaggio con San Nicolò Politi da Maniace a contrada Gazzana,
parlò all'eremita del monastero e dell'Abate, il teologo Cusmano
di Alcara, in quanto Lorenzo conosceva da molti anni il Monastero, ove
si recava spesso.
Lo studioso di cultura bizantina
Mario Scaduto
lo pone fra i monasteri sorti nel periodo Normanno, d'altra parte
però, nel diploma del 1130 col quale Re Ruggero diede una disciplina
giuridica a tutti i monasteri Basiliani compresi nella
circoscrizione dell'arcivescovo di Messina, questo Monastero non
compare ne tra quelli autonomi, ne tra quelli dipendenti
dall'arcivescovo. Nei documenti pontifici del XIII secolo l’abate di
questo monastero è segnato "ABBAS MONASTERII SANCTAE MARIAE DE
ALTARI GRAE-CORUM" e lo Scaduto ritiene che quel "SANCTAE MARIAE DE
ALTARI" per uno sbaglio fue scritto invece di "SANCTAE MARIAE DE
ALCARIAE". Pertanto possiamo dedurre, anche in base all'opera di
Mario Scaduto, che la costruzione di questo monastero sia avvenuta
verso la fine dell'XI secolo e che, per uno sbaglio, non sia stato
registrato nel diploma di Re Ruggero del 1130.
Probabilmente,
secondo lo studioso Alcarese Sacerdote Don Antonino Surdi, vissuto
nel '700, i monaci abitarono il monastero fino al 10 giugno 1490,
quando il grave e disastroso terremoto distrusse gran parte
dell'edificio, lasciando illesa la piccola chiesa e rendendo
inagibile il monastero. Si pensa che nel 1633 sicuramente, il
monastero in quanto tale sussistesse, in quanto lo studioso Pirri
dice che ancora in quell'anno esisteva nella Diocesi di Messina "ABBAS
D. MARIAE DE ROCCATO IN ARCARIA" Alla fine del '600 o agli inizi del
'700 il monastero non ebbe più vita e con il passaggio alla Diocesi
di Patti di quanto apparteneva all'archimandriato di Messina,
scomparve anche l'entità abbaziale.
Nicola
Bompiedi
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